La storia

Chiesa e convento dei Frati Minori Conventuali.
Chiesa e convento dei Frati Minori Conventuali.

La chiesa di San Francesco.

 Un pò di storia....

Nel cuore della Benevento medievale s’erge il complesso monumentale dei Frati Minori Conventuali costituito dalla Chiesa di San Francesco del XIII secolo. e dall’annesso convento. La chiesa deriva il nome dal Santo d’Assisi, il quale vi soggiornò nel 1222 durante il suo pellegrinaggio al Gargano.

      Già nel 1260 i Conventuali di Benevento avevano giurisdizione su vari conventi del Sannio, dell’Irpinia e di Terra di Lavoro. Il convento fu sede di noviziato fino all’invasione napoleonica, che trasformò il complesso in uffici e depositi militari. Il 5 Aprile 1959 i Conventuali ritornarono in possesso della struttura e si adoperarono pazientemente a ripristinare il volto originario del Convento. Il 21 Dicembre 1968 la chiesa è stata riaperta al culto.

      Essa si presenta ad una sola navata nuda e lineare nello stile, con abside gotica, che reca tracce pittoriche di scuola napoletana, testimoni di un fecondo periodo culturale beneventano.

     Probabilmente, un tempo, gli affreschi ricoprivano interamente le pareti.

   La parete di fondo è abbellita, da qualche anno, da una stupenda vetrata raffigurante momenti di vita del Santo.

  A destra della vetrata si può ammirare un affresco quattrocentesco che rappresenta, nella parte superiore la S.S. Trinità tra la Madonna e l’Evangelista Giovanni, e, nella parte inferiore, un trittico che riproduce San Bartolomeo, San Giovanni Battista e San Francesco.

    Sulla parete di destra ci sono frammenti di affresco di pittura napoletana di tipo giottesco-masiano, risalenti circa al 1360 che riproducono la Madonna dell’Umiltà su sfondo azzurro, ed a fianco, sotto un’arcata, una Resurrezione, anch’essa deteriorata.

   Sulla parete di sinistra appare un frammento di affresco che ritrae il nobile Pietro Stampalupo in preghiera davanti a Cristo. Insieme al fratello Landolfo, il 31 Gennaio 1243 Pietro Stampalupo donò ai Frati Conventuali la Chiesa di San Costanzo ed altri beni.

   In alto, sulle pareti della navata si aprono belle e luminose vetrate raffiguranti, tra gli altri, San Bonaventura, il Beato Dunz Scoto e Sant’Antonio.

    Nel pronao che si apre sulla piazza con tre archi a tutto sesto su colonne, ci sono tracce di dipinti di una Madonna in Trono e di un Pellegrino.

    Due sono i chiostri, oggi completamente riportati alla luce, che si aprono all’interno dell’edificio conventuale.

    Il più grande, a pianta quadrata, è formato da volte sorrette da archi e da colonnine romane.

    Nel centro di aiuole ben curate s’erge la statua del Santo.

L’altro, a pianta rettangolare, di minori proporzioni, presenta archi e grossi pilastri in muratura, senza decorazioni.

   In un’edicola del primo chiostro si può ammirare un affresco frammentario raffigurante un Santo Vescovo bizantino.

   Piazza Dogana è uno spiazzo rettangolare che si trova immediatamente a nord-est di piazza Duomo, affacciato sul viale Ennio Goduti. Prende il nome dal fatto che vi sorgeva la Dogana Pontificia, erede di un'analoga istituzione di età romana. Vicino alla piazza, infatti, si trovava un ingresso della città, Porta Rettore.         Nella piazza si trova la duecentesca chiesa di San Francesco con il relativo convento.

    A partire da tempi remoti, e fino alla costruzione delle odierne infrastrutture, piazza Dogana era sede di un fiorente commercio del grano: alla dogana confluiva, infatti, tutta la produzione delle province di Avellino, Campobasso e Foggia. A questi movimenti partecipò, tra i secoli XII eXVI, una comunità ebraica, ghettizzata nel vico Madonnella (oggi Pietro De Caro, oltre il corso Garibaldi), che a Benevento come in molte altre città, aveva un ruolo rilevante nel commercio e nell'industria. Nel 1753 la dogana fu concessa da papa Benedetto XIV al Comune in appalto perpetuo.

    La zona ad ovest di Viale Ennio Goduti, fino al Rione Fravola, è stata totalmente ricostruita dopo i bombardamenti del 1943: vi si trovano alcuni palazzi residenziali, in posizione nettamente sopraelevata rispetto al lungocalore, a nord. L'arteria viaria della zona è il Corso Vittorio Emanuele, aperto a metà Ottocento, che collega piazza Duomo al ponte Vanvitelli.

    Ad est di Piazza Dogana, invece, fino a via Traiano, si trova una delle tante reti di vicoli che caratterizzano il centro storico di Benevento. Via Isabella Morra conduce sulla via Francesco Pacca, con un palazzo barocco, sede originaria dell'omonima biblioteca. In fondo alla strada un porticato delimitato da archi medievali conduce nel largo Feoli, altra piazzetta storica. Ancora, via Giovanni de Vita conduce dall'obelisco egizio, passando sotto un arco gotico, in piazza Salvatore Sabariani, intitolata ad un patriota beneventano; qui si trova la chiesa di Santa Teresa. In tutta la zona tra piazza Dogana e l'Arco di Traiano si trovano svariati palazzi nobiliari con bei portoni, in genere barocchi.

    Stefano de Benevento ha comprato delle case solariate con cellari, cortile, corti, camere ed altro, site in Benevento, nella parrocchia di S. Zenone e confinanti con via pubblica, beni della chiesa di S. Marco de' Sabariani e beni della chiesa di S. Costanzo, su cui grava in perpetuo un onere o annuo reddito di tarì cinque, alla ragione di carlini due per tarì, in favore della chiesa di S. Francesco per servizio della cappella de Alimanis eretta nella stessa chiesa, per una messa da dire e da celebrare in perpetuum ogni anno in detta cappella da parte dei frati del convento di S. Francesco per l'anima dell'abate Pietro de Alimanis, una volta arciprete, e dei suoi antecessori, come da legato contenuto nello strumento del notaio Vito Mazzillo di Benevento; detto Stefano affranca il bene offrendo al guardiano e ai frati del convento il prezzo di once cinque, alla ragione di carlini sessanta o ducati sei ad oncia, con le quali cinque once il guardiano e i frati intendono sia acquistare altri beni che diano il reddito di cinque tarì necessario per soddisfare il legato dell'abate Pietro sia provvedere alla riparazione della chiesa.

     Giovanni Leonardo Sinia e Pasquale Feleppa di Buonalbergo, che hanno già ricevuto da Graziano Lombardo, cittadino beneventano, ducati ventiquattro, ricevono ora dallo stesso Graziano altri ducati ventisei a compimento di ducati cinquanta, per i quali promettono in solido di consegnare ad esso Graziano a Benevento, nel giorno di S. Giacomo nel mese di luglio, tanta quantità di grano sano, asciutto e non bagnato, secondo che varrà nel detto giorno di S. Giacomo nella dogana di Benevento a relazione dei doganieri.

 

 

1595, giugno 7

Ferdinando Errico della terra di San Cumano, a nome proprio e come procuratore della madre vedova Albina della Serra di Flumeri - come da procura redatta in Flumeri dal notaio Paolo Petronio di San Cumano in data 5 marzo 1595 - vende per centocinquanta ducati di carlini d'argento a Donato Finamore dell'ordine dei conventuali minori di S. Francesco, che acquista in nome proprio e del convento di Mirabella dove dimora, una rendita di quindici ducati sui cinquanta che la madre esige sugli introiti e i diritti del mulino detto a Gradalone e, in solido, su tutti gli altri beni presenti e futuri tanto della madre quanto propri.

 

1607, marzo 6

Regesto: Giovanni Leonardo Sinia e Pasquale Feleppa di Buonalbergo, che hanno già ricevuto da Graziano Lombardo, cittadino beneventano, ducati ventiquattro, ricevono ora dallo stesso Graziano altri ducati ventisei a compimento di ducati cinquanta, per i quali promettono in solido di consegnare ad esso Graziano a Benevento, nel giorno di S. Giacomo nel mese di luglio, tanta quantità di grano sano, asciutto e non bagnato, secondo che varrà nel detto giorno di S. Giacomo nella dogana di Benevento a relazione dei doganieri.

 

1697

Regesto: In virtù della facoltà concessa con lettera del viceré Luigi de la Cerda data in Napoli il 20 giugno 1697, il notaio Angelo Giannelli rende in pubblica forma uno strumento redatto il 22 luglio 1695 da suo fratello, il notaio Tommaso Andrea Giannelli - rimasto in forma di imbreviatura per la morte dello stesso Tommaso -, con il quale Francesco Flovietta, economo della cappella del Ss. Corpo di Cristo eretta nella chiesa cattedrale di Sant'Agata de' Goti, con l'assenso di Giacomo Carcio, vescovo di quella città, espresso in data 5 maggio 1695, concede alla terza generazione per l'annuo canone di ducati quindici a Bartolomeo Pizzella un territorio incolto di moggia trenta a corpo e non a misura, del valore in proprietà di ducati duecentosessanta e in reddito di ducati otto, sito in pertinenze di Sant'Agata de' Goti nel luogo dove si dice Ciesco di Noce, confinante con beni dell'Abbazia di S. Maria, beni della chiesa di S. Francesco, beni della chiesa di S. Maria di Costantinopoli e beni di Francesco Antonio Coscia.

 

La Chiesa san Francesco con alcune vetrate e affreschi del trecento

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